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Firenze a tavola: da Fulin, l’altro Oriente

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di Nadia Fondelli – Parlando di cucina cinese è facile cadere nei luoghi comuni. Un paese enorme con un miliardo d abitanti e tradizioni è ovvio che si presti ad essere non compreso bene alle nostre latitudini e non può certo essere semplificato con un involtino primavera e un raviolo al vapore.
In Cina, in verità, si può mangiare benissimo (soprattutto nei grandi Resort internazionali) o malissimo (a dire il vero in tanti posti).
Nella provincia di Liaoning estremo nord fra Siberia e Mongolia per intendersi per esempio per Capodanno si mangia ne più ne meno di cosa mangiamo noi: ravioli fatti in casa e zampone. Chi l’avrebbe mai detto!
In tante zone rurali della Cina invece sedersi a tavola in un ristorante qualsiasi è da coraggiosi da sfida estrema: piatti insapori, gusti indefiniti e igiene zero.

dq2w7971Ma torniamo alle cineserie italiche dove il prototipo che ha dilagato negli anni ’80 e ’90 fra musichetta sincopata da Grande Muraglia e arredi kitch dagli oro e rossi accecanti ha fatto sedere alle proprie tavole migliaia di connazionali attratti dall’esotico (o presunto tale) con prezzi abbordabilissimi e menù fotocopia dove la stagionalità non esiste e i “grandi classici” sono gli involtini primavera, il riso alla cantonese, il pollo alle mandorle e il gelato fritto.
Un format oggi decadente che ha lasciato spazio ai falsi ristoranti giapponesi – falsi perché gestiti dagli stessi cinesi reinventantesi nella ristorazione – della formula “all you can eat!” dove a prezzi stabiliti mangi se vuoi fino a scoppiare.

Ecco Fulin tanto per iniziare  non è ne uno ne l’altro.
dq2w8090E questo per mettere i puntini sulla i, dato che già dalla elegante insegna si legge “chinese luxury experience”.
Sono capitata da Fulin sull’onda del sentito dire in un giorno peraltro un po’ speciale anche se credevo deserto perché in pieno agosto. Qixi è infatti il giorno degli innamorati cinesi, un po’ come il nostro San Valentino.
In sala infatti mi ha subito colpito la presenza di tanti orientali ben vestiti, silenziosi ed educati ben diversi dalle masse caciarone che s’incontrava nei locali di cui sopra.
Bastava anche quello per capire che Fulin era altro, ma aggiungo.

Siamo in via Giampaolo Orsini zona periferica ma abbastanza vicina al centro in un elegante palazzo inizio ‘900 illuminato con eleganza e già la ravioli-marinascelta della sede, fuori da classici circuiti ruffiani, colpisce.

E’ impossibile raccontare questo ristorante senza soffermarsi a parlare di Gianni Ugolini, il proprietario dell’immobile dove Fulin ha trovato casa.
Gianni fotografo è per Firenze (ma non solo) un grosso nome. E’ il creatore della moda-mito degli anni ’80. E’ colui che con la sua macchina fotografica ha cambiato con pochi altri visionari il settore e non solo perché ha fotografato Roberto Cavalli quando ancora aveva i capelli corvini o Naomi Campell adolescente, ma perché il suo obbiettivo ha saputo inventare emozioni forti: sia che si trattasse di cogliere un volto, che di valorizzare un vestito.

branzino-doroGianni che oggi è sempre saldamente sulla breccia e che anzi ha il plusvalore di lavorare tanto e bene anche per associazioni di volontariato ha nel palazzo di famiglia accolto il sogno di due giovani e intraprendenti cinesi ormai italiani di seconda generazione: Francesco Han e Stefano Dai che provengono dalla Prato della ristorazione orientale del nonno. Quella da mille coperti – raccontano sorridendo come se fosse la cosa più normale del mondo – usata per i banchetti popolari dalla comunità cinese toscana dove però, in qualche modo, il lavoro si gestisce bene perché il servizio non esiste.

Ovvio che a Fulin è tutto diverso. Non solo il servizio c’è. Ma deve essere all’occidentale: elegante, puntuale e discreto. Per loro una sfida accettata con entusiasmo.
img_0049Idee chiare: una cucina cinese che guarda più a Pechino e Hong Kong che non a Shangai (quindi di respiro più internazionale) e una brigata di grande spessore “strappata” al meglio di Pechino.

L’ambiente non banale è assolutamente privo di orpelli kitch ma anzi, è elegante nelle sue ampie sale dove dominano i colori tenui e un eccellente mix fra minimalismo di design all’occidentale e pezzi unici orientali di grande antiquariato.
Il salone al primo piano, pur ricalcando lo stesso stile “chiude” con discrezione le tavolate con agili bambù – una concessione alle abitudini orientali ci spiega Stefano – dato che i cinesi amano anche al ristorante essere riservati.
E salendo ancora, dopo aver attraversato una _w6j0355cantina d’autore dove brillano le migliori etichette italiche e qualche eccellenza d’oltralpe ecco lo straordinario terrazzo con affaccio mozzafiato sul piazzale e Forte Belvedere. Perfetto per un tete-a-tete indimenticabile.

Sedendosi a tavola ed aprendo il menù si capisce che le scelte sono ben delineate.
Un assaggio d’Oriente nel cuore di Firenze con piatti speciali fra tradizione e modernità si legge nella prima pagina e scorrendo e assaggiando capiremo perché.
Il menù per meglio orientare l’ospite divide le portate all’occidentale ed è veramente una sorpresa.
Si parte con una scelta di ravioli al vapore dai nomi affascinanti: cristalli di mare, lunette profumate, bocciolo, girandoline…del tutto inediti _w6j9703con farciture preziose di gamberi, capesante, maiale e zucchine, manzo, curry e erba cipollina. Si può anche optare per i sempreverdi involtini declinati però con ripieno di gamberi e castagna, maiale, funghi neri e tofu,…
Fra gli spaghetti (asciutti o in brodo) fatti con pasta all’uovo o di riso colpiscono dal mare quelli con gambero, calamaro e granchio, o quelli di terra da scegliere fra la pasta all’uovo con carote, peperoncini, funghi al profumo di melanzane e gli spaghetti al riso con filetti di manzo, germogli di soia e erba cipollina. Se preferite il brodo imperdibili quelli accompagnati da insalata di uovo e spinaci.

Fra i secondi spiccano i filetti di manzo, maiale e agnello tutti con cotture semplici e salutari che non coprono i sapori. Da non perdere la vera anatra alla dolce-rugiadapechinese; sempre presente in menù nonostante la lunga e complessa preparazione.

Un viaggio nel gusto ittico è il salmone con salsa di arancio e cocco, il branzino con ripieno di funghi xiang gu e asparagi, l’ astice con zuppa di ginseng, il granchietto morbido con salsa piccante e una perfetta tempura.
Vasta e selezionata anche la scelta dei piatti a base di verdura fra cui i fagiolini saltati con foglie di ulivo e mandorle croccanti e i rotolini dell’orto. Fulin è quindi gourmet anche per vegetariani e vegani. E questo nel panorama fiorentino è già un altro bel punto a favore.
Piccola la carta dei dolci ma bando assoluto a gelato e frutta fritta, ovviamente.

Il prezzo? Nella logica della Luxury Experience non si può certo aspettarsi prezzi da “all you can eat” o da ristoranti fotocopia  dato che ogni pietanza oscilla tra i 10 e i 20 euro. Il conto, vino incluso si assesta intorno ai 50/60 euro.

Cosa manca? Forse qualche grande vino cinese che sicuramente a breve i due giovani imprenditori sapranno tirare fuori dal cilindro magico e un menù degustazione che sono certa arriverà a breve.
Per il resto c’è solo da applaudire a questa nuova esperienza “fuori da ogni schema”.
Info:
Fulin – Luxury Chinese Experience
via Giampaolo Orsini 113, Firenze
Telefono 055 684931
www.fulin.it – info@fulin.it

 


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