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Firenze: made in Itay, dove tutto ebbe inizio

di Nadia Fondelli – 86a edizione per Pitti Uomo e 60 candeline per il Centro di Firenze per la moda italiana da cui tutto ebbe inizio. Non una “solita” edizione di Pitti, dove solita è volutamente virgolettato. Un edizione speciale che va oltre i tantissimi eventi che ad ogni edizione animano Firenze giorno e notte.

L’Italia si stava ancora leccando le ferite della seconda guerra mondiale. Tanto ancora doveva essere ricostruito. Pietre ammassate, cantieri ovunque e tanta voglia di rialzarsi. Anche i ponti fiorentini non graziati dalla follia hitleriana erano ancora con le antiche pietre adagiate nel letto dell’Arno.
Firenze era splendente anche nelle sue ferite.
In quella Firenze, il giorno di San Valentino del 1951, durante un gran ballo al Grand Hotel, da un’idea del principe dell’eleganza Giovanni Battista Giorgini, le nobildonne fiorentine presenti indossavano tutte vestiti di fattura italiana e nel mezzo del ballo, a sorpresa, sfilarono con quei loro abiti.
Il pubblico, quasi tutto statunitense, rimase a bocca aperta e una volta riattraversato l’oceano il clamore e la meraviglia per quello che avevano visto a Firenze fu grandioso.
Era nata la moda. Era nata la moda italiana.

Il clamore fu tale che, l’anno dopo, 1952 un albergo non bastava più. Tante le signore americane con già il biglietto aereo in mano per non perdersi la sfilata di moda fiorentina.
Serviva qualcos’altro. Serviva una vera reggia! Ecco che così, il caldo 22 luglio 1952, le signore americane varcarono le soglie di Palazzo Pitti che, per la prima volta, aprì i suoi portoni, e uno dei suoi ambienti più lussuosi alla moda.
Inizia così la bella favola della Sala Bianca di Pitti, inizia così la favola della moda con le maestose sfilate del marchese Emilio Pucci.

Oggi, crisi o non crisi, la moda corre veloce in ogni angolo del mondo e quel made in Italy nato così, quasi casualmente, è un fenomeno di successo internazionale.
Sono passati 60 anni esatti dalla nascita del Centro di Firenze per la moda Italiana, 60 anni di attività. 86 edizioni di Pitti Uomo con quella che inizia domani e andrà avanti fino al 20 giugno. Doveroso festeggiare questi 60 anni. Tre generazioni, un mondo completamente cambiato.

L’Italia oggi si lecca altre ferite, quelle del malcostume e delle ruberie di stato. Tanto deve essere ricostruito nelle coscienze dei nostri politicanti. Le pietre ammassate in attesa di collocazione e i cantieri rischiano di rimane eterni perché i costi si gonfiano di euro sporchi.
I ponti fiorentini sono tutti al loro posto, l’Arno non è più d’argento da un bel po’, ma il made in Italy splende sempre a Firenze e da essa parte per ogni angolo del mondo.

Pitti Immagine uomo con le sue tendenze non solo di moda ma di lifestyle è pronto.
Oltre 1000 aziende dal classico all’avanguardia e poi… Progetti speciali, nuovi talenti in vetrina, gli antipasti delle collezioni donna a Pitti W, il solito tourbillon di business, cultura, piacere e intrattenimento per non annoiare mai, giorno e notte visitatori e buyer che come in ogni edizione di Pitti invadono ogni angolo di Firenze con i loro colori, i loro stili a volte strampalati, la loro voglia di vedere e farsi vedere, il loro bisogno di annusare, toccare e vivere Firenze; capitale mondiale della moda e madre dei grandi protagonisti degli eventi speciali del festeggiamento delle 60 candeline.

“Firenze hometown of fashion” accende Firenze e il suo Ponte Vecchio, non solo metaforicamente parlando, con la voce di Bocelli, un insolito spettacolo sull’Arno e con i led ad illuminare quel gioiello medievale graziato anche da Hitler.
Da segnalare fra i festeggiamenti – come se i mille e più eventi modaioli e meno di ogni edizione di Pitti non vi bastassero – “il designer automobilistico italiano degli anni ’50 e ’60” in mostra nel cuore della città con una collezione straordinaria di auto uniche degli anni d’oro del design automobilistico e soprattutto “Born in Florence” il tributo alla loro città di quattro protagonisti della moda con eventi e sfilate: Emilio Pucci, Salvatore Ferragamo, Gucci e Ermanno Scervino.

La Salvatore Ferragamo inaugura, nel suo museo il 18 giugno “Equilibrium”, con opere di Canova, Rodin, Picasso, Bill Viola, Marina Abramovic e Bruce Nauman un elogio del camminare e non poteva essere diversamente per celebrare il genio di Salvatore che, ha calzato i piedi più famosi del mondo grazie alla sua maniacale voglia di capire e conoscere il piede.
La maison Gucci festeggia invece aprendo gratuitamente al pubblico, da martedì 17 giugno, le sale del suo museo e riaprendo il negozio Richard Ginori legando così il suo nome ad un altro simbolo di Firenze, quello che vanta 270 anni di storia della manifattura della porcellana.
Ermanno Scervino rende invece omaggio, mercoledì 18 giugno a quella Sala Bianca dove tutto iniziò. Lo fa celebrando il bianco in una sfilata con cena esclusiva e musica al Forte Belvedere e lo fa celebrando l’esclusività; nella Sala Bianca del 1952 era solo per le ricche signore americane e al Forte Belvedere nel 2014 sarà solo per fortunati e selezionatissimi invitati.
“Monumental Pucci” è invece un’esclusiva istallazione che sta già facendo discutere i fiorentini, come sempre spaccati in fazioni, come sempre guelfi e ghibellini.
Il Battistero di Piazza San Giovanni, per i fiorentini semplicemente “il bel San Giovanni” è vestito da un iconico disegno tale e quale a quello presente su un foulard in cui il marchese Pucci, nel 1957, su ispirazione di uno scorcio dall’alto di Piazza San Giovanni, disegnò nei fulgidi toni dei paesaggi mediterranei: giallo limone, arancio, fucsia e l’emblematico rosa “Emilio”.
Il quadro foulard originale da cui è tratta la stampa verrà esposto sul lato abside del Battistero, gli altri sette lati del monumento invece sono disegnati secondo lo stile Emilio Pucci: otto teli stampati, per una superficie totale di 2.000 mq che rivestono totalmente l’edificio.
Il colpo d’occhio è incredibile. Bello, brutto? Lascio ai miei concittadini e le loro lingue biforcute la discussione.

Vorrei solo chiudere con una speranza. L’Italia e Firenze oggi come allora si stanno leccando le ferite. Ferite diverse, ma ferite che fanno male.
La storia ci insegna che in quei primi anni cinquanta dove tutto ebbe inizio alla Sala Bianca c’era tanta speranza e da lì poi ci furono anni di boom e prosperità.
Oggi avverto negli occhi di molti rassegnazione. Mettetela da parte, tirate fuori la speranza e così ci saranno in futuro anni di boom e prosperità.
E non solo per la moda…


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