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Firenze: torna a splendere il Kaffeehaus di Boboli

Con il restauro della fontana di Ganimede e della grotticella torna a risplendere il Kaffehaus di Boboli.

Chi è meno giovane magari ricorda di essere stato, magare facendo forca a scuola, a bere un buon caffè nei suoi tavolini con vista spettacolare.
Era bello sognare nella magia di una costruzione unica nel suo genere, fra i lampadari e gli arredi mitteleuropei di essere a corte a ballare un bel valzer viennese insieme a un elegante cavaliere. Poi il declino e l’oblio. 

Era la fine degli anni ottanta quando il Kaffehaous di Boboli, così difficile da raggiungere dall’ingresso di Piazza Pitti per chi non ha gamba, ma facile da conquistare per chi conosce Firenze ed accede a Boboli dal Forte Belvedere chiudeva le sue porte.

Un oblio a cui è stato condannato per almeno due decenni questa bellissima opera voluta dal Granduca Pietro Leopoldo e realizzata su disegno di Zanobi del Rosso nel 1776 circa.
Lo vollero e sognarono per vedere tutta Firenze e poterne godere l’immagine a 180 gradi fra un buon caffè e una sacher torte.
Un punto di ristoro magico e privilegiato che oggi sta tornando ad avere un futuro. E’ finalmente pronto il progetto definitivo che riguarda interni ed esterni, illuminazione e quant’altro di questo gioiello architettonico unico in Toscana ispirato al barocchetto viennese e al gusto orientaleggiante in voga ai tempi alla corte asburgica.

Ad oggi sono terminati i lavori nel giardino, un primo passo necessario per la messa in sicurezza in attesa dei lavori (dal costo di 600 mila euro di cui 100 mila frutto di una generosa donazione di un visitatore svizzero).

Quando da ragazzo – racconta il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidte con mia nonna visitavo per le prime volte il Giardino di Boboli, la sosta al Kaffeehaus per prendere qualche bevanda davanti al panorama di Firenze era tra i momenti più emozionanti delle nostre escursioni. Dopo una prima campagna di restauri, condotta dal 2004 al 2005, che ha messo in sicurezza la struttura e recuperato il colore originale – il ‘verde lorenese’ della facciata – adesso vogliamo dare nuova vita all’edificio ripristinandone la funzione di luogo di ristoro.

Il primo passo è compiuto e la monumentale fontana di Ganimede, posta all’inizio della salita che porta alla struttura, è tornata a vivere e l’acqua a zampillare dal becco dell’aquila. Così come splende a nuova vita la grotticella incassata al centro del muro di sostegno alle due rampe di scale a “tenaglia” che portano all’edificio concepita per dare senso di frescura e piacere prima di entrare al caffè con le sue oltre 110 canne – che ormai era ridotte a un timido zampillo e quasi invisibili a causa delle erbe infestanti – e il perenne rilassante suono dell’acqua.

L’augurio è che possano partire presto i restauri degli interni e degli esterni anche se temiamo che date le lungaggini burocratiche italiche forse solo fra due/tre anni se tutto va bene, potremmo tornare a bere un buon caffè e a degustare una buona sacher nei tavolini del Kaffeehaus.

 


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