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Le Livornine

La più ambita delle onorificenze è la cosiddetta “livornina”. Le livornine sono le leggi “più avventuristiche emesse il 30 luglio dell’anno della salutifera incarnazione del Signore 1591 da Don Ferdinando Medici, duca di Fiorenza et Siena, Signore di Porto Ferraio all’isola d’Elba , di Castiglion della Pescaia et dell’isola del Giglio”.

La premessa è affascinante: “prima concediamo a voi tutti mercanti, Hebrei, Turchi, Mori et altri mercanti reali, libero et amplissimo salva condotto, facoltà et licenza che possiate venire, stare, trafficare, passare et abitare con le vostre famiglie e sensa esse, partire, tornare et negoziare altrove per tutto il nostro ducal dominio senza impedimento o molestia reale o personale…”
La storia di Livorno, Leghorn già anticamente nomato e poi ripristinato dalle truppe Anglo- Americane nella seconda guerra mondiale, ha le sue radici “libertarie” proprio in quelle leggi. Così la citta dei “privilegi” ebbe l’ avventura di esser meta di tutti i popoli a portata di mare e forse la radice “no global” del futuro.

Livorno fu invasa dai Greci, dagli ebrei Portoghesi, dagli Armeni, dai Greci Ortodossi, dagli Olandesi Alemanni, dalla comunità inglese, dai Siro Moronti, dai Valdesi, un favoloso miscuglio di razze et etnie di cui restano preziose tracce.
Quando Olimpio Bizzi, uno dei più grandi corridori ciclisti, il più grande a detta di Gino Bartali, veniva immortalato nelle foto; rappresentava la sintesi della razza Livornese: lo chiamavano “il Motorino” ma aveva qualcosa di tutti i suoi avi. Il primo ” livornino” della nostra storia.


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