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Maremma: Buttero, un mestiere epico. L’ultimo simbolo di Maremma

di Nadia Fondelli – È un mestiere epico avvolto in un alone di magia che ancora sopravvive in Toscana.
È il Buttero simbolo della Maremma. Per conoscere meglio questa figura, la sua storia e il suo lavoro, abbiamo incontrato Stefano Senserini, direttore tecnico dell’Associazione Butteri d’Alta Maremma, noto come “Sensibile”, perché ogni buttero che si rispetti ha un suo soprannome…

Chi è stato nella tradizione e chi è oggi il buttero?
Il mandriano, colui che era preposto alla sorveglianza, alla cura, alla doma e all’addestramento dei grandi branchi di vacche e cavalli allevati allo stato brado.
Purtroppo le opere di bonifica, degli anni Trenta e Quaranta del Novecento, e la riforma agraria, degli anni Cinquanta, che ha segnato il passaggio dal latifondo alla mezzadria, hanno quasi fatto sparire la figura del buttero.
L’allevamento brado è quasi scomparso e con se si è portato via usi e costumi che hanno da sempre caratterizzato questa terra. I pochi butteri esistenti oggi si trovano in aziende statali o regionali che mantengono questo tipo di allevamento, più per tradizione che per tornaconto economico.

Essere butteri oggi è quindi più una passione che un lavoro?
Oggi è per pochissimi un lavoro e per molti solo un atto d’amore per questa terra meravigliosa e per i nostri nonni per i quali essere buttero era un onore, era elevarsi dalla massa e anche se era pur sempre un lavoro umile era ambito e ammirato.
La passione di chi oggi veste questi panni è quindi quella di mantenere vive queste tradizioni, di evitare che vadano dimenticate e perse per sempre.

Buttero e Maremma binomio imprescindibile?
Sicuramente sì. Buttero e Maremma sono legati a doppio filo; sicuramente senza la Maremma non sarebbe esistito il buttero, ma è anche vero che nel corso dei secoli il buttero è diventato il simbolo di questa terra divenendo quasi un personaggio dall’alone eroico e rappresentando la Maremma in giro per il mondo.

Ci spiega una volta per tutte la differenza fra il cowboy e il buttero?
In senso stretto, non c’è molta differenza tra il buttero e il cowboy, come non ce n’è con il Gaucho argentino. Sono tutte persone che svolgono il medesimo lavoro. La sola grande differenza è che il buttero ha origini antichissime, dato che esisteva molto prima che Cristoforo Colombo scoprisse l’America e quindi quello che a noi da più fastidio è sentir dire che noi siamo i cowboy italiani. Semmai è il contrario, sono loro a essere i butteri americani!

Qual era il lavoro del Buttero?
Semplificando possiamo dire che la sua vita non era semplice; lavorava ogni giorno a cavallo a contatto con gli animali con qualunque tempo, controllando oltre 500 capi di vacche e tori maremmani bradi e 120 cavalli!
La sua giornata iniziava quando ancora era buio e sceglieva uno dei 3 o 4 cavalli che aveva a disposizione, in virtù delle mansioni da svolgere nella giornata.
A maggio, nella seconda quindicina, quando gli animali hanno perso il pelo invernale, veniva effettuata “la merca”, cioè la marchiatura a fuoco dei capi di bestiame, una vera e propria cerimonia che richiamava gente alla fattoria, segnava l’entrata ufficiale dei vitelli e dei puledri giovani nella mandria e costituiva per il buttero l’occasione di dimostrare la sua abilità.
Con fatica e incitamenti, e l’aiuto di lunghi bastoni, le mandrie venivano guidate verso un recinto e da qui ogni animale veniva separato dal gruppo (sbrancato) e indirizzato verso il tondino (recinto circolare) per la marchiatura, dove, dopo esser stato immobilizzato, tre uomini “lo marchiavano” col fuoco: uno per l’anno di nascita, uno per il numero progressivo dell’animale (impressi ai lati della groppa) e infine con il simbolo dell’allevamento (visibile sulla coscia).
Va considerato che il vitello maremmano a un anno è già sviluppato, agile e forte per la vita libera che ha condotto e dentro il tondino è estremamente nervoso per essere stato separato dal gruppo e per la vicinanza degli uomini.
Atterrarlo e impastoiarlo è una lotta pericolosa e infatti da qui il detto: “Chi va alla merca e non è mercato, alla merca non c’è stato”, cioè chi va a fare la marchiatura e non si fa nemmeno un graffio vuol dire che alla marchiatura non c’è stato…

La Transumanza è ancora viva in questa parte d’Italia? La racconti…
È la forma più antica utilizzata per spostare il bestiame da un pascolo esaurito a uno migliore.
Esistevano due tipi di transumanza: quello delle greggi di pecore, che d’autunno scendevano per svernare in Maremma, un immenso fiume di lana che calava verso il mare dall’Appennino tosco-emiliano e da quello alle spalle di Arezzo.
Poi c’era la transumanza dei cavalli, detta “estatura” che come dice la parola avveniva in estate per sfuggire alla malaria.
La nostra associazione ogni anno rievoca la transumanza, spostando un branco di cavalli bradi lungo un percorso che attraversa, nel volgere di due giorni, il meraviglioso paesaggio della Maremma Toscana.

È quindi possibile fare la transumanza con voi?
Certo, chiunque possieda un cavallo potrà vivere un’esperienza fantastica, e troverà la sera pasti caldi della cucina tipica maremmana, musica, balli e una allegra compagnia per poter rivivere antiche atmosfere.

La vostra associazione vuole far conoscere il mestiere e le attività del buttero. Quali gli appuntamenti da non perdere….
Durante l’anno svolgiamo spettacoli nelle più importanti fiere equestri italiane e in feste in tutta Italia.
Gli spettacoli equestri sono il nostro fiore all’occhiello con cui cerchiamo di far conoscere le qualità del cavallo maremmano, e consistono in esibizioni di antichi giochi tipici della Maremma, come il “Gioco della Rosa” e lo spettacolare “Carosello”, una coreografia di figure eseguite al trotto e al galoppo in un susseguirsi di cavalli e cavalieri che formano un tutt’uno con la musica che li accompagna in cerchi, pettini, diagonali mozzafiato.
Qui si vede l’abilità del buttero, ma anche le qualità del cavallo Maremmano che si fida ciecamente del suo cavaliere e lo asseconda anche nella più pericolosa delle figure.
Durante il periodo estivo inoltre, nelle nostre strutture del Puntone di Scarlino, abbiamo appuntamenti fissi in notturna (agosto) nei quali oltre a presentare i numeri sopradescritti diamo anche dimostrazione di quello che era il lavoro del buttero, conducendo una mandria di vacche maremmane nel recinto e facendo vedere come si spostano e si dividono i vitelli durante la merca.
A fine settembre organizziamo la Transumanza delle Colline Metallifere, che quest’anno ha celebrato la sua XVIII edizione, e parteciperanno, con i propri cavalli, cavalieri da tutta Italia aiutandoci a spostare un branco di puledri bradi; e, infine, un’altra attività di cui andiamo fieri è quella di gestire insieme alle Bandite di Scarlino l’allevamento allo stato brado di una mandria di vacche Maremmane nel Padule di Scarlino.

Info: www.butteri-altamaremma.com – email: info@butteri-altamaremma.com



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