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Tornando agli Uffizi l’Arianna Medicea finisce la sua lunga odissea…

di Nadia Fondelli – Sarà un giorno importante il prossimo 17 dicembre per Firenze perchè, dopo ben 220 di “pellegrinaggio” fra varie sedi più o meno opportune, tornerà nella sala 35 degli Uffizi – detta di Michelangelo per la presenza del celebre Tondo Doni – l’Arianna addormentata, copia romana del III secolo a.C. di una scultura ellenistica, dalle dimensioni notevoli.

Dopo il restauro e uno spettacolare trasporto, la scultura diverrà parte integrante del nuovo allestimento della Sala 35 degli Uffizi, dove la si potrà ammirare, oltre che insieme al Tondo Doni, alle opere di Bugiardini, Albertinelli, Fra’ Bartolomeo, Granacci, Andrea Del Sarto, Franciabigio e Berruguete.

“Con questo allestimento, coerente con la nuova sala dedicata alla scultura antica in apertura del Cinquecento – ha detto la soprintendente Cristina Acidini – si conferma la rievocazione del paragone fra l’Antico e i moderni che diede slancio ai sommi artisti del Cinquecento, Michelangelo compreso. Si sta così scrivendo agli Uffizi un nuovo capitolo di museologia”.
Dal canto suo il direttore della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali, responsabile del progetto, ha aggiunto che “Proprio al centro della nuova sala dedicata a Michelangelo e ai maestri fiorentini di primissimo Cinquecento, sarà posta a fulcro la monumentale statua di Ariadne, nota ai più col nome di Cleopatra. E come Cleopatra la menziona Vasari, quando l’annovera nel gruppo dei marmi ellenistici che, a suo giudizio, furono d’un fascino così intenso da condizionare il corso dell’arte, dando avvio alla cosiddetta ‘maniera moderna”.

Acquistata dal cardinale Ippolito d’Este per la nuova sistemazione dei giardini del Quirinale nel 1572, la statua costituiva uno degli ornamenti più vistosi del giardino Del Bufalo presso fontana di Trevi.
Dopo la morte del cardinale la scultura fu comperata dal cardinale Ferdinando de’ Medici (futuro terzo Granduca di Toscana) e sistemata a Villa Medici di Roma; da qui fu trasferita poi a Firenze nel 1787.
Fu proprio nella splendida villa romana sul Pincio, che la gigantesca figura marmorea di Arianna addormentata accolse centinaia di illustri protagonisti del Grand Tour italiano, da Jonathan Richardson a Johann Winckelmann. Anche Velasquez dopo averla ammirata pare abbia voluto rendergli omaggio raffigurandola in una tavola, oggi al Prado, nella quale la statua troneggia nella sua loggia affacciata sui vialetti sapientemente modellati come vero e proprio Genius loci del giardino del Pincio.

Giunta a Firenze la statua subì un complicato ed eccessivo lavoro di restauro e andò a finire nei depositi del Bargello, fu riconosciuta solo nel 1883 dall’archeologo Adriano Milani per essere infine sistemata, agli Uffizi.  Considerata troppo “rimaneggiata” uscì molto presto dal prestigioso museo e iniziò il suo lungo pellegrinaggio: villa di Poggio Imperiale, Palazzo Pitti e infine Museo Archeologico dove, nel 1883, trovò una sistemazione che si pensava definitiva nel Salone del Nicchio di Palazzo della Crocetta, ma così non fu.
Il ripensamento del percorso espositivo di quel museo in seguito all’alluvione del 1966, comportò la rimozione della statua che, relegata nei depositi di Villa Corsini a Castello, conobbe un breve ritorno all’attenzione del pubblico solo a partire dai primi anni duemila, in conseguenza del parziale riallestimento in forma museale degli ambienti monumentali della villa.

Soltanto grazie alla preziosa collaborazione del direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Giuseppina Carlotta Cianferoni, e alla generosità degli Amici degli Uffizi, l’Arianna, fresca del restauro torna nel luogo che le spetta di diritto, ultima tappa, ci si augura, di un’odissea durata oltre due secoli che ha visto l’infelice figlia di Minosse peregrinare per i palazzi e le ville della città.


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