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Un Oratorio… araba fenice

di Nadia Fondelli – Rinascita e morte in Toscana per l’arte: a Pistoia si salva in extremis da morte certa l’Oratorio del Santissimo Crocifisso, mentre in Maremma crolla un torrione delle mura di Magliano.

Mentre gli amanti della Toscana e dell’arte piangono il collasso di un torrione delle splendide mura di Magliano in Toscana, crollate su se stesse con un rombo cupo che ha squarciato una triste notte a seguito di infiltrazioni d’acqua causate dalle disastrose piogge che hanno ferito la Maremmma, in un altro angolo della Toscana, mentre ad Albinia e dintorni si toglieva fango da case e cantine, a Pistoia rifioriva uno splendido manufatto.

L’arte come la vita ha contrapposto una ferita ad una rinascita.
Ecco che il dolore per la perdita del torrione di Magliano che era lì muto e maestoso testimone di un passato glorioso e leggenderaio dal quattrocento e che ci rimanda alla Repubblica Senese e le lotte intestine toscane, viene lenito in parte dalla rinascita dell’Oratorio del Santissimo Crocifisso a Pistoia.

Giusto una settimana fa alla presenza delle autorità cittadine è stato mostrato a tutti questo grandioso lavoro di restauro.
L’Oratorio pistoiese è un piccolo scrigno che era quasi dimenticato e che aveva alle spalle una storia di degrado e abbandono tanto che ormai si temeva per la sua stessa esistenza.
Un piccolo preziosissimo gioiello barocco, un vago tempietto la cui presenza è documentata fin dal 1646 e che fu sicuramente realizzato entro il 1753 per volontà delle badesse del monastero benedettino nell’orto del quale fu deciso di costruirlo alla fine del percorso devozionale della Via Crucis.
Una piccola cappella voluta come una piccola chiesa a pianta centrale elegante, slanciata e ben proporzionata nella suua eleganza semplice e al cui interno sono conservate pregevoli opere.

Oltre alle innumerevoli decorazioni barocche, su tutto ecco due splendidi affreschi dipinti da Vincenzo Meucci e sull’altare, di fronte all’ingresso, il Crocifisso collocato in un incasso decorato da raffinatissimi bassorilievi e stucchi.

Per secoli l’Oratorio è rimasto lì nella piazzetta racchiusa dall’imponente mole dell’ex monastero oggi Liceo Forteguerri. Una presenza nobile, ma decaduta che giorno dopo giorno, anno dopo anno, l’abbandono, l’incuria e il degrado stavano minando fortemente.
Il suo destino era forse quello di molti altri luoghi della Toscana, gioielli d’arte sacra e civile inesorabilmente perduti … basti solo dire che esistono nella nostra regione almeno 12 borghi interi completamente abbandonati a se stessi che giorno dopo giorno crollano; come stava rischiando di fare l’Oratorio del Crocifisso, com’è successo al Torrione di Magliano in seguito a piogge non comuni.

Per evitare questo ci vuole però passione, buona volontà, molti soldi (difficilissimi da trovare in momenti come questi) e aziende e maestranze che oltre al proprio fare ci mettano passione, tanta passione.

L’Oratorio pistoiese ha trovato il suo magnate nella Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia che, messo mano al portafoglio ha incaricato aziende giovani e brillanti di questo lungo, scrupoloso, difficile, ma ottimamente realizzato restauro.

Un plauso a chi i soldi li ha ma ha il merito di averli saputi spendere bene, un plauso ad amministratori saggi, ma un plauso noi lo vogliamo dare sopratutto alle aziende private che hanno lavorato a questo progetto. Lavori complessi eseguiti a più mani che hanno coinvolte sia le copertuure che le facciate che gli apparati decorativi. Lavori eseguiti da aziende giovani e vogliose di fare rinascere l’arte, piene d’entusiasmo e sicuramente non choosy.

Come non choosy sono quei giovani che in Maremma stanno spalando fango e che con entusiasmo, insieme ai loro amministratori hanno già detto deciso che il torrione di Magliano tornerà su come e più bello di prima, pietra dopo pietra.


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